Una natura generosa, incontaminata, segreta, a tratti inaccessibile, ma ospitale, amica, gentile. Ricca di storia e storie, arte e tradizioni religiose, tratturi e sagre paesane, maccheroni alla chitarra e vino Montepulciano. Tutto questo è l’Abruzzo. Meglio sarebbe dire gli Abruzzi, come si usava una volta. Ed in effetti, la nostra piccola regione deve essere pensata al plurale. Ed eccoli, gli Abruzzi del Gran Sasso e dei trabocchi, di Celestino V e di D’Annunzio, dell’orso bruno e dell’aquila reale.
Dalle vette più alte degli Appennini si scorge l’Adriatico: e lo sguardo, in questo spaziare alto e lontano, incontra i tre parchi nazionali e le numerose riserve regionali.
Aree protette e vincolate istituite per garantire la conservazione del territorio, il benessere degli uomini, la libertà degli animali e la corretta fruibilità (oggi si direbbe “sostenibile”) delle ricchezze floro-faunistiche.
Chi approda nella Regione Verde d’Europa fatica a trattenere la meraviglia, l’emozione e lo stupore perché ritrova colori, sapori, luoghi, persone, che pensava non esistessero più. Niente di complicato, di artefatto, di manipolato: lasciate le autostrade, è facile imbattersi sulle strade interne in pecore, cinghiali, volpi, orsi e stambecchi.
Gli Abruzzi, o l’Abruzzo, è come la natura lo ha fatto. |